Dopo il lancio del primo abito al grafene, uno dei materiali che rivoluzionerà il mondo della moda e non solo, il futuro è arrivato. Il Graphene Dress è stato realizzato da un’équipe di ricercatori del National Graphene Institute dell’Università di Manchester e da CuteCircuit, brand londinese specializzato in wearable technology. Materiale dall’incredibile flessibilità e resistenza, il grafene è stato utilizzato per alimentare le luci a LED cucite sull’abito che vengono attivate dai movimenti: così, il vestito non solo si illumina ma cambia anche colore seguendo il respiro di chi lo indossa. Arancione e verde quando il respiro è lento, blu e viola quando si fa più profondo. 

Di questa rivoluzione tecnologica in atto nel mondo della moda fanno parte anche stampanti 3D. Niente più file nei negozi, niente folla durante i saldi, niente più valigie pesanti perché non si sa cosa indossare: tra qualche anno tutto questo potrebbe diventare solo un brutto ricordo, proprio grazie alle stampanti 3D. Pensate al potenziale di queste nuove tecnologie: si potranno creare e indossare abiti sempre nuovi, ovunque e in base alle proprie esigenze. Una risorsa enorme, che il mondo della moda ha intuito da tempo.

Ma cos’è e come funziona una stampante 3D? Brevettata nel 1986 dall’ingegnere Charles Hull , la macchina può usare diversi materiali per “tagliare” un modello 3D in una serie di livelli 2D, costruendo un oggetto stampando livello dopo livello. Dopo circa 20 anni di utilizzo nei settori industriali, la stampa 3D si è evoluta (di pari passo con il suo design) ed è diventata una tecnologia utilizzabile anche dagli utenti privati, ma con costi ancora abbastanza elevati.

Per realizzare un oggetto tramite stampa 3D esiste più di una tecnica. Quella più utilizzata è sicuramente la stampa a deposizione fusa (FDM): un filamento di polimeri riscaldato viene fatto passare attraverso un tubo, il quale strato dopo strato riesce a dar forma all’oggetto. Una tecnologia molto più raffinata è la SLS, con cui si riescono a realizzare oggetti anche in metallo o ceramica.

Quest’ultima è molto utilizzata nel mercato del lusso e della moda, soprattutto negli accessori. VOJD Studios, azienda di design di gioielli di lusso stampati in 3D , e la fashion house svizzera Akris, hanno unito le forze per dar vita a una serie di anelli stampati 3D di ispirazione architettonica per la collezione Akris Primavera 2016 “Ready-to-Wear”. Realizzati in argento e poliammide utilizzando la tecnologia di stampa 3D SLS, gli anelli stampati in 3D e ricchi di preziosi dettagli sono ispirati al Naoshima Pavilion,  la struttura poliedrica di Sou Fujimoto presentata lo scorso anno in Giappone.

Un altro marchio di design italiano all’avanguardia è .bijouets, che dal 2013 propone piccole collezioni artigianali di gioielli e accessori come collane, bracciali, anelli, orecchini, spille e occhiali. Monica Castiglioni, una delle designer che ha collaborato alla collezione PE2016,  ha realizzato un set di bellissime collane componibili in poliammide sintetizzata. Cambiami, invece, realizzati dal team di D’Arc Studio, è una linea di occhiali composti da una montatura di base tonda e da accessori applicabili interamente realizzati in 3D, così da poter cambiare occhiali ogni giorno giocando con i colori, con motivi geometrici, floreali o con qualsiasi altra forma.

Dove trovare vestiti e borse in 3D? Dagli abiti della giovane designer Danit Peleg, che ha realizzato il primo abito interamente stampato in 3D, alle fantastiche creazioni degli studenti dell’Università di Nanchino, ce n’è per tutti i gusti.

Per non parlare di Armure, l’innovativa clutch di Maison 203, brand italiano di accessori in stampa 3D, progettata da Odo Fioravanti, designer vincitore del Compasso d’Oro 2011 e del German Design Award 2014. La delicata armatura esterna, grazie al sistema di piastre sporgenti, nasconde l’apertura dotata di un pratico sistema a magnete. In questo modo, la clutch – interamente realizzata in nylon sinterizzato – sembra un guscio perfetto. La borsetta è completata da una catena sottile che le permette di essere utilizzata anche come borsa a tracolla.

Il Digital Hack Lab della University of Hertfordshire ha ideato un sistema per la stampa 3D di tessuti. Il progetto si chiama Modeclix e punta alla realizzazione attraverso la stampa 3D diqualcosa” che sia bidimensionale come un tessuto vero. Hanno realizzato una maglia di elementi base tanto piccoli da essere quasi “morbidi”.  L’obiettivo principale del progetto, è di andare oltre l’approccio quasi “scultoreo” già ormai ampiamente utilizzato per approdare alla flessibilità e alla dinamicità. Secondo Shaun Borstrock, reponsabile del Digital Hack Lab, “è solo una questione di tempo prima che la stampa 3D trovi spazio nei negozi di moda tradizionali come parte della vita di tutti i giorni”.

Spostandoci in Giappone, invece, la designer Masaharu Ono di Free-d ha creato dei vestiti di lana con la stampante 3D imitando la tecnica del lavoro ai ferri: la stilista ha spiegato che il suo team è stato capace di creare uno speciale algoritmo “ad incrocio” che è stato poi usato per creare un pattern di lana senza nessuna cucitura.  In termini più semplici: come creare una maglia di lana senza imparare a sferruzzare.

Negli Stati Uniti, e nello specifico nella città di Somerville (Massachussets), il team di designers di Nervous System, lo stesso che aveva realizzato Floraform, una linea di gioielli generata da un algoritmo che imita la natura, ha lanciato il primo “Kinematics dress”, cioè un vestito “che si muove”, che ora si trova al MOMA di New York. La produzione funziona in questo modo: si inseriscono le proprie misure nella Kinematics Cloth app, che le scannerizza e fa scegliere tutti i dettagli del vestito che si vuole creare. Queste informazioni sono poi inviate a un laboratorio e alla stampante 3D SLS, che lo realizza in pochissime ore.

A Milano in occasione del Meet the Media Guru 2017 la designer Anouk Wipprecht, considerata  pioniera e una delle principali protagoniste del Fashion Tech, presenta degli abiti che integrano la moda con la robotica e le scienze ingegneristiche, intrecciando queste discipline per esplorare nuove possibilità. Le sue creazioni instaurano una relazione psicologica e fisica con ciò che fino ad oggi abbiamo solo indossato. Li realizza utilizzando le più avanzate tecniche di stampa 3D ed inoltre sono micro-comandati servendosi di interaction design, machine learning e robotica.

L’azienda italiana ItalDenim ha realizzato con la designer Pauline Van Dongen una giacca in denim tecnologica. Sensori posizionati nella parte alta della giacca mandano dei leggeri impulsi a chi la indossa in modo da essere più attenti e consapevoli del momento che si sta vivendo. Questo è solo uno dei tanti progetti realizzati dallo studio di Pauline Van Dongen volti a migliorare l’usabilità dei capi attraverso le tecnologie, come ad esempio la giacca con mini pannelli solari che ricarica gli smartphone.

Ying Gao, invece, indaga il mondo della robotica in maniera poetica, numerosi i progetti realizzati dalla designer, l’ultimo dei quali è Possible Tomorrows, un abito che si anima in presenza di estranei.

Lauren Bowker, creatrice del progetto TheUnseen è una sorta di alchimista contemporanea che unisce scienza e moda. Dalle giacche e borse di pelle che cambiano colore a seconda della temperatura, delle condizioni ambientali e dell’inquinamento dell’aria all’ultimo progetto che riguarda il mondo del beauty: Fire Dye è una linea di tinte per capelli che cambiano colore in base alla temperatura esterna.

Insomma, il mondo della stampa a 3D applicata al fashion è solo agli inizi, ma gli sviluppi saranno più che sorprendenti.

Ying Gao // Possible Tomorrows

modaclix

Modeclix

Modeclix

ISSHO / Intelligent Denim // Pauline Van Dongen

free-d fashion 3d print

Free-d

free-d fashion 3d print

Free-d

Free-d

Kinematics Dress // Nervous System 

ANOUK WIPPRECHT

Article // The Unseen

Air // The Unseen

Fire // The Unseen