Intro

Abbiamo conosciuto Rebecca Deasy alla Australian Fashion Week la scorsa primavera, dove ha sfilato con la sua collezione Resort 2018, dalle linee pulite e dalla scelta cromatica sobria.

Da poco laureatasi in Design al Raffles College di Sidney, Rebecca sta lavorando in un’agenzia di produzione e, contestualmente, porta avanti il suo progetto di fashion designer.

Cosa rappresenta OCCUPANTS?
OCCUPANTS è un’attività collaterale rispetto al mio lavoro di agenzia, senza una specifica agenda o finalità se non quella di farmi esprimere e mettermi in contatto con gli altri senza usare le parole. Ed è lo scopo della collezione stessa: parlare alle persone senza urlare.

 

Perché hai scelto il nome OCCUPANTS?

Ho scelto il sostantivo occupants perché deriva dal verbo occupare: mi piace l’idea di rivolgermi a persone che potrebbero “occupare” i miei abiti.

 

Da cosa ti fai ispirare?
Da niente e da tutto: posso farmi ispirare da un artista che sto studiando o dal sermone di una messa. Persino dalla frase spiritosa di una t-shirt che noto camminando per strada. Per la mia ultima collezione ho tratto ispirazione dalla pesca, hobby che ho praticato spesso durante la fase creativa.

 

Tre aggettivi che descrivono il tuo design?
Qualitativo, non sterotipato e informale.

 

Tre aggettivi che descrivono il tuo paese?
Innovativo, funzionale e organizzato.

 

Che tipo di musica stavi ascoltando mentre lavoravi al tuo ultimo progetto?
Ho scoperto che l’hip hop è un buon modo per tenermi compagnia nelle lunghe notti che trascorro a cucire. Mi piacciono i The Pharcyde, Jeru the Damaja e gli Outkast per citarne alcuni.

 

Quali sono gli artisti e gi stilisti che ammiri e a cui ti ispiri?
L’artista Ian Hamilton Finlay e le sue opere mi hanno ispirato per questa particolare collezione: lui lavora con molti materiali, facendo uso della poesia nelle sue installazioni. Mi piacciono inoltre Martin Margiela, Sacai, Ann Sofie Madsen e Omondi, che considero designer fantastici.

 

A questo punto le chiedo quali siano i suoi colori preferiti.
Mi risponde dicendo di pensare a qualsiasi colore e di immaginarlo sotto l’ombra di un albero. Non ama le cose particolarmente colorate ma predilige i toni che declinano verso il grigio.
Riflettendoci bene la risposta mi appare in linea con la sua collezione, rivelando quanto effettivamente i suoi capi parlino di lei.

 

Se potessi vestire qualsiasi persona, chi sceglieresti e quale tipo di abito immagineresti su di lui/lei?
Credo che Jared Leto starebbe benissimo con i pantaloni con l’elastico.

 

Cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Stavo sorseggiando una tazza di tè con i biscotti in un tormentato martedì sera.


Chiudi gli occhi e immagina una forma o un oggetto che possa descrivere il tuo paese.
Ferro, bellissimo e ondulato.

 

Questa risposta non mi è molto chiara ma, procedendo con le ultime domande, riesco a inquadrarla meglio e a capire qualcosa di più di lei.
Le chiedo cosa le piace del suo lavoro: mi risponde che ama sentirsi vulnerabile quando, attraverso il suo lavoro ancora incompiuto, esprime e mostra agli altri i suoi pensieri, le sue ricerche e le sue idee.
Del lavoro in agenzia di produzione, invece, le piace osservare e imparare dalla creatività e dalle collaborazioni tra vari artisti e designer.
Riguardo al suo futuro nella fashion industry mi dice che vuole sperimentare nuove forme, focalizzandosi sull’idea di “attenzione verso i dettagli”, estremizzando e enfatizzando questo concetto.
Non conosco personalmente Rebecca, se non attraverso i suoi vestiti e questa intervista, ma riesco a capirla: una ragazza molto contenuta ma dall’animo immenso che cerca un modo per mostrarlo senza fare troppo rumore.

Photo Credits //  Leif Prenzlau