Intro

Sheila-Madge Bakker è una designer di Pretoria il cui brand è un punto di incontro tra avant-garde e vestibilità, una designer alla continua ricerca tra ciò che le fashionista desiderano e la creazione di capi pensati per essere vissuti realmente.

Il brand spazia dalla wedding couture all’abbigliamento streetwear di lusso, due mondi distanti che si influenzano a vicenda dando vita ad un design fresco.

Sheila-Madge Bakker crede che il design sia un’orchestra in cui elementi differenti lavorano insieme dando vita a qualcosa di unico.

Raccontaci qualcosa della tua collezione Black Lips.

Black Lips è una collaborazione con la mia amica artista e illustratrice Andel Olivier, laureata in Fine Arts all’Università di Stellenbosch. Prima della nostra collaborazione, Andel Olivier ha realizzato numerosi libri illustrati per bambini e ha preso parte con i suoi lavori a mostre – personali e non – sia in Sud Africa che alle Mauritius.

Black Lips nasce dalla passione che entrambe abbiamo per i fenomeni inspiegabili, per la natura e per l’essere cresciute in Sud Africa.

La collezione esplora la versatilità dell’arte africana e i modi in cui le altre culture prendono in prestito elementi dell’identità culturale africana. Questo concetto unito a nuove influenze culturali, ha dato vita a qualcosa di unico. Abbiamo indagato principalmente il mondo di Louisiana Bayou. Gli schiavi partivano dall’Africa ed erano mandati a lavorare nelle piantagioni della Louisiana, situate vicino alle paludi, un ambiente perfetto per far sviluppare il misticismo africano e le pratiche magiche che hanno dato vita a quel tipo di magia conosciuta da tutti con il nome di Voodoo.
Il Voodoo, al contrario di quanto si crede, era principalmente usato per fare del bene e non del male, era più una filosofia.

L’idea della nostra collezione era quella di mostrare come la diaspora africana è stata influente a livello internazionale, per secoli.
Una combinazione di tessuti con stampe ripetute, ricami, lavorazioni a maglia e decorazioni di perline celebrano le conoscenze uniche del Sud Africa.

 

Cosa ti ispira?

Principalmente la natura e la cultura, soprattuto quella dell’Africa. Traggo ispirazione dall’ambiente naturale nel quale sono cresciuta. Elementi delle foreste e delle piantagioni nel Natal Midlands e anche l’oceano, specialmente Bakoven beach a Cape Town, sono presenti nei colori e nelle texture del mio design.

 

Raccontaci qualcosa della moda in Sud Africa.

La moda non è mai isolata. Numerosi fattori esterni come la politica, l’economia, la società e la globalizzazione giocano un ruolo nella moda di quel determinato momento storico.

Come “africani” siamo privilegiati a vivere in un ambiente ricco di culture e tradizioni differenti. Rispetto al passato, i designer africani stanno cominciando a trarre ispirazione dal loro territorio per creare una visione internazionale, che non sia più un’imitazione del design di altri paesi.

Il carattere fresco del design africano sta portando una ventata di novità nelle piattaforme moda internazionali e influenza alcuni dei top brand più importanti.

“Glocalizzazione”, il nome che combina la globalizzazione e la localizzazione, è la direzione che la moda e la cultura africana stanno prendendo: un focus di idee locali ma portate a livello internazionale.

La sfida sta nel saper trovare il giusto equilibrio tra ciò che i consumatori desiderano e ciò che i designer vogliono proporre al pubblico in modo da creare nuovi trend unici per il mio continente. La nostra cultura attualmente non ha ancora un concetto di design di lusso sviluppato o di consumismo, così è più difficile per i designer avere la libertà di sperimentare abiti che rompano gli schemi.

Possiamo generare cambiamenti, distruggendo gli stereotipi, collaborando e usando le conoscenze che sono capite e apprezzate anche dalle altre culture. Il settore della moda, tra l’altro, potrebbe generare occupazione: le decorazioni di perline, la lavorazione dei tessuti, i ricami fanno parte delle tradizioni delle tribù locali e potrebbero essere conoscenze utili per il settore moda.

 

Che genere musicale hai ascoltato durante la realizzazione della tua ultima collezione?

Quando sono sola, di sera nel mio studio, ascolto tanta musica rilassante ma di giorno facciamo a turno per la scelta musicale, visto che non a tutti piacciono gli stessi generi. Ma sono felice quando posso ascoltare Mac Demarco, Black Math, Dear Tick o William Onyeabor. Mi piace saltare da un genere all’altro, questo crea vibrazioni fresche.

 

Artisti o fashion designer che ti ispirano?

Numerosi artisti sudafricani mi ispirano. Mi piace collaborare con molti di questi, spesso lavoriamo insieme e ci supportiamo. Artisti come Andel Olivier, Banele Khosa, o illustratori come Bianca Brand, o designer di gioielli come Lorean Jewellery, e numerosi fotografi.
Trovo più ispirazioni in settori non legati alla moda.

 

Colori che prediligi e che ti ricordano il tuo Paese?

Contrasti di colori: caldi con colori freddi, luminosi abbinati a tinte cupe. Niente in Sud Africa è “misurato”.  Siamo una nazione “arcobaleno”, non del tipo di una felicità da cartone animato con unicorni, farfalle e arcobaleni ma siamo un Paese in cui coesistono culture, idee, modi di vivere differenti e che ci rendono unici.
E’ qualcosa che adoro!

 

Un personaggio famoso per il quale vorresti creare un abito?

JK Rowling. Un abito che rappresenti il suo mondo.

 

Progetti futuri?

Nel prossimo futuro vorrei che il brand Sheila Madge Bakker si posizionasse a livello internazionale.

 

Cosa stavi facendo prima di rispondere alle domande di The Fashion Atlas?

Stavo preparando il pranzo, adoro cucinare. Insieme a due amici ho aperto una Pop-Up Eatery che si chiama “Weekend Pop-up Eatery”.
Una buona distrazione dal caotico e impegnativo mondo della moda.

 

Immagina una forma o un oggetto che possa rappresentare il Sud Africa.

> <  Questa forma. Maggiore e minore. Prendere, restituire.