Intro

La sua collezione di laurea MADE YOU LOOK del 2015 fa ancora parlare di lei: Saina Koohnavard, fashion designer svedese dal carattere innovativo e sperimentale, è riuscita a trasportare la psicologia Gestalt nella moda. Come ci è riuscita? Ce lo siamo chiesti anche noi del The Fashion Atlas.

Dal 2015, infatti, Saina Koohnavard ha continuato a sperimentare e a lavorare sulla stessa tematica, ampliando l’applicazione dei principi Gestalt per finalità performative e per esigenze artistiche e di scena.
La sua precedente collezione (I)DEAL WITH IT analizzava il modo in cui i disegni bidimensionali vengono trasformati in capi tridimensionali adattati alle forme del corpo umano.
Rimaniamo in attesa di vedere gli sviluppi del suo design e del suo interessante e peculiare approccio al fashion design.

Parlaci un po’ di te e della tua collezione.
Oltre ad essere una designer con base a Borås, insegno Fashion Design alla Swedish School of Textile, dove mi sono laureata nel 2015.

La mia collezione di laurea MADE YOU LOOK è stato un ottimo punto di partenza per la mia carriera perché mi ha permesso di studiare, in profondità e in modo analitico, i colori, i modelli e i materiali. Il mio principale obiettivo come designer è stupire e catturare l’attenzione del pubblico. Per questo ho lavorato con i principi della psicologia Gestalt, per esplorare e tentare di comprendere il modo in cui il nostro sistema sensoriale e percettivo ci permette di catalogare e categorizzare il mondo e ciò che ci circonda.

 

Puoi spiegarci il processo con cui hai applicato la psicologia Gestalt ai tuoi abiti?
Molteplici sono gli aspetti percettivi che influiscono sui nostri giudizi e opinioni, sulle nostre decisioni, sul modo in cui elaboriamo informazioni e facciamo supposizioni.

I principi della Gestalt, che sostengono l’unitarietà del processo percettivo, sono utilizzati in molte branche del design, come l’interaction design e il disegno industriale, ma non sono comunemente utilizzati nella moda.
Personalmente ho cominciato a incorporare questi principi nei miei capi, partendo dalla legge della Figura Sfondo che ho applicato alla trama scozzese del plaid, utilizzando contestualmente materiali con diversi livelli di trasparenza e opacità: attraverso le sovrapposizioni di strati di tessuto sono riuscita a creare confusione nell’occhio dell’osservatore attraverso effetti visivi di disturbo e illusioni ottiche. L’intero processo è stato una prova, fatta di continui passi in avanti e ripensamenti sulle stampe, sui drappeggi, sulle saturazioni e i contrasti di colore. Avrei potuto continuare a sperimentare all’infinito perché non esiste un metodo preciso.

 

In effetti la sua collezione è un mix di forme e colori sfumati tra di loro, che si confondo ad un primo sguardo. Descriverla è particolarmente difficile perché l’occhio deve sforzarsi e prestare particolare attenzione per fare emergere i diversi elementi: il pattern scozzese, dai colori inusuali, si mescola al bianco in una sovrapposizione di forme: tailleur pantalone, abiti, e giacche, seminascosti dall’opacità di materiali plastici, emergono inaspettatamente dall’insieme coeso di ciascun outfit.

 

Oltre alla Gestalt, quali sono gli altri elementi da cui ti lascia ispirare?
I viaggi, libri, materiali, indumenti da mercatino delle pulci, film, musica.

 

Tre aggettivi per descrivere il tuo design?
Sperimentale, colorato, curioso.

 

Tre aggettivi per descrivere la moda nel tuo Paese?
Ridotta, standard, legata alle stagioni. Anche se ci sono diversi piccoli brand che tentano di cambiare questa realtà.

 

Che tipo di musica stavi ascoltando durante il tuo ultimo progetto?
Wilde, Little Dragon, sir Was, Tom Zé, Kelela, Solange.

 

Artisti, fashion designer che ami e che ti ispirano?
Andrea Jiapei Li, Porti 1961, Dries van Noten, Anrealage e naturalmente Comme des Garçons.

 

Colori che ami?
Li amo tutti ugualmente!

 

Una persona famosa che ti piacerebbe vestire e quale tipo di abito si potrebbe immaginare per lui/lei?
Mi piacerebbe lavorare per cantanti come Solange, Kelela e Roisin Murphy. Per loro immagino abiti dai colori sgargianti, manipolazioni dei materiali e capi completamente “fuori di testa”.
In realtà sto già realizzando un mio sogno vestendo Yukimi Nagano, voce dei Little Dragon, band con cui collaboro come costumista per i loro abiti di scena.

 

Cosa stavi facendo prima di rispondere a tutte queste domande?
Stavo coccolando il mio bassotto.

 

Chiudere gli occhi. Immagina una forma/oggetto per descrivere il tuo Paese.
Un albero di pino.